RSU FIOM Vercelli
Sono intervenuti 28 compagni più relazione e repliche della portavoce. Per noi han parlato Grisolia Cimmino e Pomari che mi son perso. Como è stata riconfermata Segretaria... pardon portavoce, presumo di Riconquistiamo Tutto, visto che in mancanza di Democrazia e Lavoro, RDS esiste solo formalmente, con 40 voti a favore, 2 astenuti (una compagna per questioni procedurali di metodo e dell’altro dirò alla fine) e 1 contrario (non ho capito chi). Sono intervenuti tra i 28 anche alcuni compagni di Democrazia e Lavoro, non so se perché restano in Rds o solo perché son venuti per farsi un’idea. Un centinaio di presenti tra platea e on line, più o meno 50% a testa.
La relazione iniziale è durata quasi 45 minuti dalle 11:00. Gli interventi sono stati di 8 minuti ufficiali per scendere a 5 verso la fine. È il pluralismo a scalare di Rds. Rimedi? Semplice si contano gli interventi, si dividono per i minuti a disposizione, indi si sorteggia, anche per evitare che i Locantore di turno, previsti all’inizio vengano spostati, modello Vierchowod, in marcatura stretta dietro i nostri interventi. Come successo più volte nel passato indovinate con chi?
Nella relazione di Eliana solo un quarto d’ora è stata dedicata al pomo della discordia, per il resto è stato un crescendo di strali anche corretti contro il governo, contro Trump, contro i mali della Cgil. Ma nessun bilancio della linea che ha portato l’area al naufragio prima ancora di essere nei fatti varata.
Buona parte della relazione ha preso il consueto vittimismo, in certi momenti la voce era tremula. In sostanza dice di essere logorata, è il meno noto potere che logora chi ce l’ha di andreottiana memoria. La critica è possibile ma solo come vuole lei. Insomma non è una despota, basta sottostare ai limiti che stabilisce lei per chi la critica.
Non le si può dare della stalinista (credo si riferisse a Sgrò). Effettivamente le mancano a mio parere parecchie leghe prima di raggiungere quel livello, e credo che non lo raggiungerà mai. Ma il punto è che ogni tanto, oltre a piangere e fare la vittima perché ti danno della stalinista, forse bisognerebbe chiedersi perché te lo danno. O no? Lei non vede nessun autoritarismo nella sua conduzione. Eppure prendete il sito, solo per fare un esempio, e vedrete che ormai è solo una serie di spot suoi e di Scacchi e pochi altri dell’esecutivo, Macciò per esempio (del quale però vi segnalo il buon articolo in cui spiega l’astensionismo elettorale in termini di lotta di classe) tra i fedelissimi della Como. Mancano i contributi o sono censurati? Altri non sappiamo, ma i nostri sono sicuramente censurati dall’esecutivo.
La Como non voleva ufficializzare una spaccatura, per questo non ha provato a chiamare il coordinamento a maggioranza, ma ha mandato una lettera personale di convocazione. E chi vuoi che abbia pensato a una spaccatura dopo una chiamata in solitaria? Solo due sprovveduti come me e Zasso! Non era una lettera, era la quintessenza dell’unanimità: con sé stessa! Qui va spiegato a sentore quello che credo di aver capito, ma non ne sono del tutto sicuro. Invece di funzionare come dovrebbe essere, cioè a maggioranza, la nostra Area funziona con un coordinamento che non conta niente, se non appunto a confermare come oggi i desiderata di sua maestà la portavoce e dell’esecutivo, ma nell’esecutivo, fino ad ora le riunioni del coordinamento venivano decise dalla diarchia, al di sopra dell’esecutivo stesso, Como-Sgrò. Erano loro due, giocoforza all’unanimità (il 50%+1 di due, infatti, fa sempre due) a decidere la data del Coordinamento. Da questo punto di vista ha ragione Sgrò quando dice che non è corretto fare prima la diarchia per le date del Coordinamento e poi romperla quando fa comodo. Naturalmente non essendo io un fanatico della regole, penso che Como abbia fatto bene a infischiarsene e a chiamare il Coordinamento, ma è curioso che tutto sto giro dell’oca sia stato fatto per evitare un normale funzionamento democratico. Invece la chiamata a maggioranza, l’unica possibile in questi casi, è vista come qualcosa da evitare e nel caso da aggirare come la peste, la peste evidentemente degli autonomi, sono loro infatti che pretendono di marciare all’unanimità. Lo fanno, dicono, per evitare autoritarismi e leaderismi. Ne segue a ruota che più autoritari e leaderistici dei centri sociali e degli autonomi è difficili trovarli!
A margine, fuori dal Coordinamento, va segnalato che Sgrò ha sconfessato esecutivo e coordinamento come organi non ufficiali della Cgil, perché a norma di Statuto non sono validi. Sarà, ma resta da chiedergli, se è così lo denunci ora che ne stai fuori? Denuncialo, e quindi denùnciati come “fuorilegge” della Cgil, quando ci stai dentro. O no, compagno Sgrò?
Como difende tutto della linea fin qui adoperata. Era giusto astenersi perché non si può dire no a 40 ore di sciopero nei metalmeccanici. Non si domanda come 40 ore abbiano portato a un contratto bidone. O i dati sono sbagliati o gli scioperi son telefonati. Nessuno le ha chiesto di dire semplicemente no agli scioperi (quando mai?), le si è chiesto di far l’opposizione, cioè denunciare gli scioperi semifinti dei metalmeccanici, presentando una linea di sciopero vero e più agguerrito. Cosa lo vietava nei CC della Fiom? Non c’era nemmeno da contrattare con Democrazia e Lavoro, eppure anche lì astensione, quando non voto favorevole. Però la nostra linea di appoggio nei fatti al contratto bidone dei metalmeccanici è giusta, secondo la portavoce. Ma naturalmente è inutile spiegarlo alla Como, se non fa i fumetti e le caricature delle critiche, non è in grado di rispondere.
Il succo del discorso di Como è andiamo avanti noi perché non c’è più una sintesi con D&L. L’idea che non ci sia più una sintesi perché anche tesi e antitesi erano sbagliate nella premessa, non sfiora la mente della nostra portavoce. E a parte Cimmino Grisolia Pomari e mi pare un paio di altri due, non frega a nessuno. Né a Scacchi, né a Breda, né a Locantore eccetera eccetera eccetera, nessuno accenna a un minimo di bilancio. Il fato ha rotto l’unità e andiamo avanti con la stessa identica fatalità.
Solo un altro compagno, ma non ricordo chi, ha chiesto spiegazione per l’inspiegabile voto di astensione sul documento finale dell’assemblea generale della CGIL, definito da lui una “esaltazione pura e semplice” di sé stessa della maggioranza Cgil. Come dargli torto?
Il primo intervento significativo, dopo le consuete sviolinate di Locantore a Como, è stato quello di Franco. Giustamente ha ricordato che nessuno fa drammi, tanto più per la fine di una farsa come quella di Como-Sgrò, ma il punto non emerso nella relazione è che continueremo certamente, ma dopo un fallimento che chiama in causa portavoce ed esecutivo. È questo che manca nella relazione di Eliana, dice Franco. Come dargli torto? Per andare avanti in effetti, non c’era bisogno di alcun coordinamento, basta vivere e respirare. Ma per andare avanti come se niente fosse e riconfermando tutto l’esecutivo, bisogna non assumersi alcuna responsabilità del naufragio.
Breda ha ricordato come cose di questo genere le ha viste pure in altre minoranze. Per Breda è importante rimanere Area congressuale, perché solo la Cgil consente questo, nella CISL e UIL come nei sindacati di base o la pensi come la maggioranza o ti adegui o vai via. Non mi piace il ragionamento perché sottende l’idea che una minoranza debba ringraziare una maggioranza per la sua esistenza. L’idea che una minoranza si conquisti le cose non emerge dal suo ragionamento. Sembra tutto per grazia ricevuta dalla maggioranza. Al momento dice che non abbiamo le firme per un prossimo congresso, ma poi si vedrà. Frase sibillina che sottende la possibile replica dello sceneggiato con qualche altro gruppo come se l’unica cosa che contasse fosse avere un’Area purchessia. Che una prossima eventuale Area debba evitare unità fallimentari come questa, non pare essere un problema per lui. Infine Breda ha detto necessaria la battaglia perché i dirigenti delle minoranze possano avere uno stipendio per evitare che siano sotto ricatto. Il tema è corretto ma puramente burocratico. Un dirigente della minoranza potrebbe essere abbandonato dalla maggioranza ed essere costretto alla precarietà del lavoro dice. Giusto ma questo implica una battaglia contemporanea contro il precariato generale, altrimenti appare come battaglia di casta.
Scacchi ha detto che dobbiamo votare contro quando la Cgil non fa niente, ma astensione e voti a favore quando la Cgil offre qualche progresso che apre la lotta di classe. Ha fatto dei riferimenti che ora non ricordo ma mi sembravano forzati. Poi ragionando col compagno Sorge, mi son detto che solo quando la Cgil boccia i contratti vedo la possibilità di votare come la maggioranza, non vedo altri progressi per la lotta che la Cgil sia in grado di offrire.
Scacchi lamenta come un’offesa definire l’esecutivo “opposizione di sua maestà”. Se fosse così, dice, sarebbero come Lotta Comunista. Non ha tutti i torti, nel senso che nessuno di noi credo metta l’esecutivo allo stesso livello di Lotta Comunista. Curioso però che noi non si possa insultare con “opposizione di sua maestà” (capirai che insulto!) l’esecutivo, mentre lui e l’esecutivo però possono insultare Lotta Comunista con lo stesso epiteto. Scacchi dirà che però per LC è vero. Non lo metto in dubbio, ma il punto è chi stabilisce il metro? Il suo è legittimo come il nostro come quello di chiunque altro. In breve Scacchi è entrato in uno dei suoi cortocircuiti logici.
Grisa ha lamentato come al solito che chi dice che nei metalmeccanici bisognava votare no al contratto poi ha perso il referendum nella sua fabbrica. Non so in base a quali conoscenze lui possa parlare regolarmente di altre realtà, ma il punto è che nella maggior parte delle fabbriche RDS non è maggioranza tra i delegati. Non è quindi scontato e facile che si vinca un referendum sul contratto. Piuttosto lui alla Same dove sono tutti pressoché di RDS, dovrebbe spiegare perché ha vinto il NO mentre lui si asteneva in CC. Da quel che ho capito lui si è astenuto in CC Fiom per poi sostenere il NO in Same. Il minimo che si possa dire è che in Same i lavoratori sono più avanti e coscienti di lui.
Ha per l’ennesima volta ricordato che si può discutere finché si vuole ma poi bisogna prendere i voti nelle assemblee congressuali. Solita allusione senza alcuna prova verso qualcuno che non si impegna. Si potrebbe tranquillamente rispondergli di controllare l’esecutivo, magari è questo che non li piglia!
Grisa ma forse è Breda, ma direi Grisa, ha anche detto riguardo alla rottura: “Ci abbiamo provato”.
Chiunque l’abbia detto, quasi sicuramente Grisa, è la cifra della caratura e della pochezza dei nostri dirigenti. Pensate se un ingegnere dopo il crollo di un ponte dicesse «eh ma io ci ho provato». Come un ponte non va fatto a caso, alla stessa maniera una alleanza va pensata prima di essere fatta.
Infine Grisa ha detto che in Ucraina sono tutti nazisti. Qui entro più o meno in depressione. L’incapacità di ragionare dei compagni mi lascia perplesso. Sull’Ucraina ci sono tante opinioni, ma mi pare che su Putin, nessuno abbia mai detto, Masserenti a parte, che Putin sia santo, anzi penso che sia difficile definirlo diversamente da “fascistoide”. A fascistoide non so chi oserebbe contraddirmi, Masserenti appunto a parte. È un dittatore che avvelena gli oppositori, opprime gay e donne, e quindi non può che essere un fascistoide. Ora ammesso che in Ucraina siano tutti nazisti, ne viene che al massimo tra Russia e Ucraina c’è un derby tra fascisti e nazisti. Non viene quindi in mente a Grisa che se lui ha ragione forse al posto della guerra, avremmo l’asse Kiev-Mosca riedizione del XXI Secolo dell’Asse Roma-Berlino? Non è facile vedere fascisti e nazisti che si azzuffano tra di loro. Lui li vede addirittura che si scannano da 4 anni.
Seguono poi un sacco di interventi che parlano più della loro situazione che del problema dell’Area, a titolo di esempio Cinzia Colaprico ha ricordato le angherie che subisce da parte di padroni e burocrazia Fiom e che se non fosse per Eliana e l’Area sarebbe già uscita dalla Cgil. L’esatto opposto nostro che non stiamo in Cgil perché ci piace o meno la Cgil, e tanto meno l’Area, ci stiamo perché crediamo che il problema della burocrazia CGIL che fa da freno alle lotte, non è aggirabile fondando nuovi sindacati né uscendo, perché così si rafforza solo la burocrazia Cgil. Il fallimento dei sindacati di base da 30 anni a questa parte lo prova.
Pozzi ha detto che molti sono usciti dall’Area delusi perché una volta entrati, si sono illusi che la CGIL potesse cambiare. È un tema vecchio, già una volta quando ho detto a Eliana che scopo di una minoranza è diventare maggioranza, mi ha risposto che nessuno si è mai dato questo scopo nell’Area. Tu pensa che dirigenti abbiamo! Pozzi invece di spargere per l’ennesima volta depressione e pessimismo avrebbe dovuto dirci cosa ha fatto l’area per non far deprimere i nuovi entrati. Io penso niente di sensato. Ai nuovi venuti va insegnato che senza l’intervento delle masse in lotta è impossibile cambiare la Cgil sol con l’intervento di un’Area di avanguardia. Finché le masse non ci seguono, compito nostro è resistere, allargare come possiamo i ranghi dentro la Cgil. Insomma l’esatto opposto che azzerarci come fatto dall’esecutivo sderenando per 4 anni e forse di più un’Area. Stabilire però come fa la portavoce che in linea di principio lo scopo di una minoranza non è diventare maggioranza, significa fare la testa di comando senza avercela. Si immagini infatti un compagno dubbioso se entrare o meno nell’Area che si senta dire dalle nostre favolose cime che tanto non possiamo diventare maggioranza. Il minimo che possa fare è mandarci a quel paese, che entra a fare in un’Area senza ambizioni che si dà già sconfitta in partenza? Che una minoranza possa diventare maggioranza lo dimostra invece la Francia, dove le mobilitazioni per le pensioni sono state così forti che la minoranza interna della Cgt è cresciuta fino a diventare quasi maggioranza.
Cimmino ha ricordato alla portavoce che noi siamo stati leali con lei. Le ha detto di riflettere sul fatto che quelli che lei ha portato in palma di mano fino ad adesso, l’hanno tradita senza complimenti, mentre quelli che lei ha messo all’angolo sono ancora qui. Noti Cimmino e notino tutti, che la vicenda Sgrò è in grande stile la replica degli eroi della Filcams di Torino di qualche congresso fa. Un paio di congressi fa, a Torino, metà della Filcams passò in minoranza sotto la guida del segretario Sanna disarcionato dalla maggioranza. Per quattro anni i profeti torinesi dell’esecutivo e la portavoce in testa dipinsero questi nuovi adepti come l’ultimo ritrovato della compagneria rivoluzionaria. A loro riservarono i migliori posti, defenestrarono l’unica compagna storica che stava in Area nella filcams di Torino, la compagna Barberis, misero all’angolo me e Brunelli che mettevamo in guardia da un simile ridicolo entusiasmo. Risultato: un mese dopo il congresso, perso dalla “nostra” Filcams di Torino, Sanna passò alla UILTUCS, e quattro anni dopo, in vista del nuovo congresso, i nuovi rivoluzionari ritornarono pressoché in blocco con la maggioranza. Oggi la storia si ripete e i pablisti di allora, i riformisti di sinistra anticapitalista di oggi, come tutti i riformisti, non hanno imparato nulla.
Nella replica Eliana non ha colto nulla come era ovvio di quel che ha detto Cimmino. Il clima ovattato dell’assemblea, fatta pressoché in blocco con i suoi sodali, l’ha montata in superbia. Incurante del disastro che ha prodotto è stata pure sprezzante. Ha pianto a dirotto come Zio Paperone per un crollo in borsa contro i cattivi che la insultano (le è mancato solo il tasto evergreen del maschilismo, è davvero logorata… sta perdendo colpi, quand’era davvero in forma, non se lo lasciava sfuggire!), ha raccontato due aneddoti strappalacrime da zecchino d’oro per incensarsi, ha alzato la voce per ribadire i suoi assiomi indimostrati di radicalità dell’area (radicalità nell’astensione?) e di coerenza (con la poltrona), ha detto che è pronta a rimettere il mandato, ma intanto se l’è tenuto stretto, ma ha detto, “non per sempre”. Alleluja! In fondo Gravina ha dovuto mancare tre mondiali per dimettersi. Lei è solo alla prima area affondata. Ci ha bacchettato sulla “GKN” perché nella sua consueta caricatura secondo noi dovevamo guidare noi come Area la lotta. Messa così sembra che al posto del Collettivo dovevano guidare Como e Scacchi (Marx ce ne scampi!). Noi abbiamo solo detto che tale lotta avrebbe dovuto essere “coordinata” (non guidata), rivendicata e condotta come RDS. Oggi nessuno in Italia, a parte addetti al lavoro, conosce quella lotta come una lotta della minoranza Cgil. E dire che Como in TV poteva fare da cassa di risonanza. Se non è stato così è anche perché il Collettivo si è fidato della burocrazia FIOM anziché sfidarla. Qui devo rispondere all’unico che qualche coordinamento fa ha provato a rispondere in maniera intellettualmente onesta, e cioè a Serafino Biondo. Quando io ho detto che GKN non si è occupata della lotta alla burocrazia Cgil come minoranza Rds, lui ha risposto che GKN “aveva altro da fare”. Benissimo, rifletta il compagno e riflettano tutti, sul fatto che questo significa né più né meno che quando c’è una lotta in cui è invischiata, l’Area attuale non serve assolutamente a niente. A che serve allora? Serve a tenere la poltrona all’esecutivo nell’assemblea generale. A nient’altro.
È incredibile che anche su questo Eliana abbia ribadito che nessuno in Area ha posti da preservare, quando è vero che se non trova le firme per rifare un’area, rischia di essere messa allo sportello del 730. E ne ha il terrore. Non abbiamo grandi distacchi, ma per il prestigio di un posto all’assemblea generale c’è chi è disposto a qualunque accordo. Come prova RDS e il suo fallimento.
Una cosa vera però Eliana l’ha detta, e cioè che il modello a rotazione che noi proponiamo, all’esecutivo proprio non interessa, perché noi siamo “settari” e incompatibili col modello dell’esecutivo. Essendo idiosincrasica al marxismo, settario per lei non ha nulla a che vedere con quella dottrina. Che significa quindi settario nella sua bocca? Significa semplicemente chi non è d’accordo come lei e l’esecutivo a far le alleanze a caso, solo per la poltrona, per poi disfarle e proseguire come se niente fosse.
Nel dispositivo finale approvato, l’esecutivo ricorda i punti nevralgici all’origine dei documenti congressuali di RDS, e cioè lo sviluppo del conflitto di classe, la preminenza della mobilitazione di piazza sulla battaglia negli organismi dirigenti. Tutto giusto e da ripristinare, ma l’esecutivo dimentica la cosa più importante dei vecchi documenti e cioè la ripetuta accusa che facevamo alla maggioranza CGIL di andare ai congressi senza mai fare un bilancio della linea disastrosa della nostra organizzazione che conferma e riconferma i dirigenti come se niente fosse. Oggi Rds riparte tale e quale alla maggioranza, senza un bilancio del suo naufragio, e senza assumersi alcuna responsabilità per la disastrosa linea di collaborazione adottata con Democrazia e Lavoro e riconfermando i dirigenti che ce l’hanno propinata per 4 anni. Noi quindi saremo settari, ma il minimo che si possa dire dell’esecutivo è che sono una burocrazia tale e quale alla maggioranza.
Postilla finale sui toscani: il gruppo dei toscani, di cui la più nota è la compagna Di Pietro, e che all’inizio della fusione tra Democrazia e Lavoro e RT aveva presentato come noi un documento di denuncia della fusione a freddo senza principi (più radicale del nostro nei contenuti, ma non lo misero al voto, lo offrirono solo come contributo) è riapparso dopo tanto tempo che non li vedevo. Tuttavia non hanno presentato alcun documento né credo siano intervenuti, non Di Pietro. Di Pietro ha certamente letto il nostro testo che le ho girato. Si sono limitati col compagno Masotti mi pare ad astenersi al momento del voto. Segno una volta di più che i toscani sono sì critici come noi, ma ancora oggi non hanno intenzione di dare vera e propria battaglia all’esecutivo. Siamo soli contro burocrazie di maggioranza e minoranza.
È tutto, vi segnalo ancora queste 5 righe del dispositivo finale che la dicono lunga sulla miopia del gruppo dirigente di Rds.
«Lo stesso rapporto con il movimento per la Palestina, sfociato nel movimento dell’autunno scorso, è avvenuto in ritardo: due anni prima che un documento Cgil riconoscesse esplicitamente il genocidio (settembre 2025); il gruppo dirigente non ha capito l’importanza dello sciopero del 22 settembre, convocando in contrapposizione la data del 19; anche dopo la positiva convergenza del 3 ottobre, non ha proseguito quella strada, scegliendo di scioperare il 12 dicembre da sola».
Si noti che questo dispositivo evidentemente non deve nulla alla presunta sintesi che fino a ieri si doveva a Democrazia e Lavoro. Si deve in tutto e per tutto alla “radicalità e alla coerenza” del vecchio esecutivo di Riconquistiamo Tutto. E a una rapida lettura non è cambiato niente coi dispositivi di un anno fa. Democrazia e lavoro non aveva bisogno di smorzare RT, RT si sintetizzava da sola nel suo nulla. Un esecutivo letteralmente incapace di comprendere la dinamica degli eventi.
Qui abbiamo prima una Cgil che dorme da sola per lo sciopero del 19 settembre, poi una Cgil che si sveglia e si ravvede per il 3 ottobre, indi una Cgil che non avendo capito, erra e ritorna a dormire da sola il 12 dicembre. La dinamica è l’esatto opposto e vede una Cgil sostanzialmente sempre uguale dal 19 settembre al 12 Dicembre. Una Cgil che non commette alcun errore, fa scientemente quel che fa. Infatti prima la Cgil sciopera da sola il 19 per depotenziare lo sciopero del 22 di studenti e sindacati di base. Poi scavalcata nei numeri si prende paura di essere travolta il 3 Ottobre, quando la Flottiglia rischiava di essere attaccata. La Cgil sciopera quindi coi sindacati di base perché è costretta a scioperare dalla paura di essere scavalcata ancora di più dalla sua base e di non riuscire a riprenderne il controllo. Sciopera sempre per fare da freno e sperando che tutto rifluisca. Infatti non dà alcun seguito al 3 Ottobre e passato il riflusso torna a scioperare da sola il 12 Dicembre. C’è dal primo all’ultimo minuto una burocrazia che agisce sempre e solo nel suo interesse di burocrazia, mai di sostegno reale al movimento.
Quello che comprende qualunque militante alle prime armi, non comprende il nostro esecutivo radicale, nella sua coerenza con la totale e sempiterna insipienza della lotta di classe e delle sue dinamiche.

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