Il documento varato dalla Segreteria della Cgil, dopo i due giorni di Assemblea Generale del 23 e 24 Luglio scorso, conferma come se niente fosse la linea fin qui adottata. Archiviato il referendum senza alcun bilancio della sconfitta, la Cgil proseguirà come prima senza alcuna rottura con quella Cisl che viaggia a braccetto del Governo a guida neo fascista e che non si fa scrupolo a rompere l’unità quando le pare.
La Cgil continuerà come prima coi fondi pensione e salute nei contratti; continuerà con una finta mobilitazione, senza cioè scioperi, nemmeno quello consueto e innocuo di fine anno che al momento non è previsto; continuerà con una conferenza di programma, per varare il consueto programma di rivendicazioni senza lotte per ottenerle; continuerà con celebrazioni agiografiche per i 120 anni della Cgil e i quasi 35 da quando, una parte della Cgil, smantellò la scala mobile.
La Cgil continuerà con i contratti scaduti e mai rinnovati o rinnovati con anni di ritardo per intere categorie, accettando i contratti del “lavoro povero”, precario, sfruttato, dei moderni schiavi, immigrati ed extracomunitari, nei settori dell’agricoltura, degli alberghi, della ristorazione, del commercio di massa e di lusso, della vigilanza privata, dei portieri notturni, dei bed and breakfast; continuerà infine, tra le marce per la Pace, con un Congresso infinito della durata biblica di due anni, per non intralciare le elezioni politiche alla faccia dell’autonomia sindacale.
Continuerà tollerando la politica strangolatrice della finanza che provoca impoverimenti, diseguaglianze, esclusione per i lavoratori privati e pubblici, per i pensionati, gli svantaggiati, gli emarginati, i poveri.
Rigenerazione dei quartieri cittadini vuol dire borghesizzazione delle città, espulsione dei ceti popolari, trasformazione dei quartieri popolari abitativi in zone abitative di lusso con cambiamenti dei prezzi delle abitazioni e della composizione sociale. Vuol dire speculazione delle immobiliari e arricchimenti senza limiti dei fondi mondiali delle multinazionali del cemento, degli amministratori pubblici che spadroneggiano nelle città, delle pletore di architetti, urbanisti, commissioni per il paesaggio e sensali addetti proprio alle operazioni finanziarie e di “gentrificazione”, come sta avvenendo in questo momento a Milano.
Mai come in simili situazioni, con alle spalle l’ennesima sconfitta e con davanti l’ennesimo documento sindacale di chiacchiere, i 7 compagni e compagne di Le Radici del Sindacato, presenti all’Assemblea generale, avrebbero dovuto votare contro e presentare un loro documento alternativo. Invece non solo non hanno votato contro, ma non si sono nemmeno limitati ad astenersi come fanno di solito. In un momento tanto negativo per la Cgil, le due componenti che hanno dato vita a Le Radici del sindacato, Riconquistiamo tutto e Democrazia & Lavoro, si dividono con Democrazia & Lavoro che vota addirittura a favore.
Anche i compagni e le compagne pensionati/e delle Radici del Sindacato, provenienti dalle due componenti di Riconquistiamo tutto e Democrazia & Lavoro si sono astenuti/e nella votazione sul Documento presentato dalla presidenza qualche giorno fa all’ultima Assemblea nazionale dello Spi, senza neppure riaprire il problema del recupero della indicizzazione sulle pensioni, sottratta illegittimamente dai passati governi a chi è già in pensione e percepisce da anni aumenti irrisori o nessun aumento.
Le motivazioni per tali scelte di voto sono francamente incomprensibili, almeno a leggere le dichiarazioni di voto. Dal coordinatore organizzativo dell’Area, Adriano Sgrò, viene descritta una Cgil che non fa nulla di quello che a parer suo andrebbe fatto. Eppure alla fine di questa denuncia il voto è favorevole. Due compagni dell’Esecutivo delle Radici del Sindacato, sul documento finale dell’Assemblea generale Cgil del 23 e 24 luglio, hanno votato a favore, gli altri si sono astenuti.
A noi colpisce tra le altre cose (e vogliamo segnalarlo) che il coordinatore nazionale organizzativo delle Radici del Sindacato denunci «riunioni ristrette, dove partecipano la segreteria e i segretari generali delle varie categorie». Egli crede giustamente che «questo non vada affatto bene. Perché non è così che si costruisce un’organizzazione democratica. C’è già chi definisce queste riunioni una sorta di “esecutivo”, ma lo statuto della Cgil non le contempla. Se pensiamo che serva uno spazio decisionale di quel tipo, allora diciamolo apertamente, discutiamone e istituiamolo secondo regole precise e trasparenti». E ancora: «ogni riunione deve produrre un verbale, che venga immediatamente distribuito a tutte e a tutti. Solo così possiamo garantire trasparenza, condivisione e partecipazione reale». Le compagne e i compagni dell’Area, non sono «entrati nell’Assemblea generale della Cgil per formalità o per ascoltare decisioni già prese altrove». Le compagne e i compagni dell’Area che fanno parte dell’Assemblea generale Cgil stanno lì perché credono «nella Cgil come luogo di confronto vero, aperto, collettivo».
Anche noi stiamo nella Cgil, tra le altre cose, per questi motivi, ma ci sorge spontanea una domanda: questo discorso sull’Esecutivo, vale solo per la maggioranza della Cgil? In verità, Mutatis mutandis, è da quando sono nate Le Radici del Sindacato che chiediamo alle Radici del Sindacato che siano rispettati i diritti spettanti alla nostra Sensibilità di Area (che abbiamo voluto chiamare “Opposizione in Cgil”) e che sono il riconoscimento dell’identità e dell’esistenza alrui, l’informazione, il coinvolgimento, l’inclusione – principi che sono alla base della democrazia sindacale. Sono tre anni che denunciamo che l’Area è ridotta al cerchio ristretto dell’Esecutivo, mentre tutti gli altri non sono coinvolti, specie se dissentono.
Ad ogni modo, noi non vogliamo sembrare più fessi di quello che siamo. Sappiamo che Democrazia & Lavoro confluì nella nuova Area, perché disarcionata dagli organismi dirigenti. Quindi il fatto che venga votato a favore proprio il giorno in cui si annuncia il prossimo congresso, a noi pare il classico segnale che si dà a chi deve intendere.
Perciò, visto che abbiamo già chiesto nel Coordinamento Nazionale della nostra Area del 27 giugno che si faccia un’Assemblea Nazionale dell’Area, lo richiediamo ora con maggiore urgenza. Perché per noi urge un chiarimento, a voce e possibilmente anche per iscritto. Perché se l’Area si è divisa in un momento tanto importante, è bene che ci guardiamo in faccia per vedere se le condizioni per continuare insieme ci sono ancora.

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