domenica 25 maggio 2025

CHIEDIAMOCI SE ESISTE ANCORA L'AREA



di Franco Grisolia, Lorenzo Mortara, 
Gennaro Spigola, Achille Zasso



L’8-9 Giugno siamo chiamati a votare e a far votare i referendum abrogativi proposti da parte della Cgil, ferma allo sciopero del 29 Novembre, a cui non è stato dato seguito nonostante i propositi e gli appelli della «rivolta sociale» di Landini.

Sullo strumento referendario in passato avevamo espresso perplessità e riserve e avevamo detto che la pratica del Referendum è rischiosa, ma anche questa volta abbiamo constatato che non potevamo tirarci indietro.

Il Referendum, per chiunque abbia come pratica la lotta sindacale, non è il terreno migliore per lo scontro di classe. Frequentemente si è fatto ricorso al Referendum per evitare la lotta di classe.

Condizione per vincere un referendum è una mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, come è stato per i referendum vinti nel periodo della Prima Repubblica.

In questa tornata referendaria, la speranza di superare il quorum era in gran parte fondata sull’impegno a bocciare la controriforma dell’Autonomia Differenziata, ma la bocciatura del quesito da parte della Consulta della Corte Costituzionale ha reso certamente arduo, e per certi aspetti più impegnativo il raggiungimento del quorum sugli altri cinque referendum.

Il problema centrale è il raggiungimento del quorum, fondamentale quindi è convincere i cittadini ad andare a votare.

Sui Referendum la destra è uscita allo scoperto e ha detto di non andare a votare l’8 e il 9 giugno. Il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, ha pubblicamente invitato a non andare a votare.

Da Forza Italia a Fratelli d’Italia, alla Lega ci sono stati appelli a disertare le urne. Le destre hanno pensato che è meglio stravincere e hanno invitato gli italiani a ignorare i cinque referendum sul lavoro e la cittadinanza promossi dalla Cgil e dai partiti progressisti. Questo potrebbe essere un boomerang.

Landini è insorto contro Fratelli d’Italia denunciando che “L’indicazione di quel partito di non andare a votare è grave e pericolosa, perché mette in discussione la libertà dei cittadini di non presentarsi alle urne”.

In questo quadro, come Le Radici del Sindacato, siamo impegnati a sostenere la vittoria dei Sì al Referendum. E ci mancherebbe altro! Non crediamo però che la nostra battaglia interna in Cgil possa essere ridotta al semplice sostegno ai Referendum.

L’Area non dà segni di vita, è lasciata in balia dei singoli e appare sempre più diafana e impalpabile, ognuno va per conto suo.

È passato grosso modo un anno dall’ultima Assemblea Nazionale dell’Area a Livorno. Già allora ponemmo pubblicamente la semplice domanda: va tutto bene tra le componenti de Le Radici del Sindacato? Ci fu risposto che c’era piena unità di intenti tra la vecchia Riconquistiamo tutto e Democrazia e Lavoro.

Qualunque problema abbia la nostra Area, esso non deve essere tenuto nel cassetto o discusso solo nella ristretta cerchia dell’Esecutivo, ma siamo profondamente convinti che vada discusso ampiamente, dalla base ai vertici, cominciando quindi con una nuova assemblea nazionale e, a cascata, con successive assemblee regionali e locali.

Dopo il Referendum, ci sarà un bilancio il Cgil, speriamo il meno negativo possibile. È bene che ci sia un bilancio anche in Le Radici del Sindacato con un’assemblea nazionale che chiediamo a gran voce e con assemblee regionali su tutto il territorio nazionale. Quale sarà la posizione dell’Area in questa situazione?

Chiediamo che nei punti all’ordine del giorno della prossima assemblea generale vada considerata la questione della democrazia sindacale dell’Area ed in modo particolare l’atteggiamento fortemente burocratico dell’Esecutivo nazionale e dei vari esecutivi regionali.

Siamo arrivati ad un punto in cui le compagne e i compagni, non avendo più la possibilità di discutere, non possono costruire una linea concordata da portare avanti e ogni qualvolta vengono convocati negli organismi dirigenti della Cgil dei quali fanno parte, si trovano in difficoltà e sono costretti a mettere in pratica la prassi del libero arbitro e dell’improvvisazione.

Proponiamo che siano organizzate riunioni regionali di categoria in presenza delle compagne e dei compagni (pensionati e delle altre categorie di lavoratori) o riunioni regionali intercategoriali in presenza e un’assemblea nazionale dell’Area.


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