Coordinamento Nazionale Le Radici del sindacato. Milano, 10 aprile 2026
ZASSO SPIGOLA
GRISOLIA CIMMINO MORTARA
Questo Coordinamento de Le Radici del Sindacato appare eccezionale nelle sue premesse. Per la prima volta è convocato per una spaccatura ufficiale tra i principali esponenti delle due componenti (Democrazia e Lavoro e Riconquistiamo Tutto!) che hanno dato vita alla nostra area. Spaccatura che emerge sia nella convocazione, sia nel botta e risposta tra membri dell’esecutivo.
Il Coordinamento si dice allargato anche a chi non ne fa parte ma, anche alla luce delle dinamiche che stanno emergendo, non costituisce affatto uno strumento di reale discussione. Già per il modo burocratico in cui è stato composto il Coordinamento stesso, che come ricordiamo ha visto l’esclusione di una serie di compagni, anche storici, dell’area Riconquistiamo Tutto, la discussione rischia di finire ristretta alla sola portavoce e ai suoi sodali. Tanto più che l’altra componente ha annunciato di non presentarsi.
Nei fatti, non tutti i compagni e le compagne dell’area hanno gli stessi diritti e garanzie assicurati dal sindacato. Inoltre si è finora puntualmente proposta l’impossibilità per la compagne e i compagni che non sono nel coordinamento di avere i tempi necessari per gli interventi, spesso tagliati, ciò costituisce un serissimo e grave impedimento per affrontare esaustivamente la discussione. Si rischia di restringerla al solo gruppo dirigente per quanto si voglia "allargato" e, nei fatti, si approfondirebbero solo i punti di vista dei singoli dirigenti, senza accogliere proposte e idee che non potrebbero che arricchire la discussione.
Noi, come sensibilità interna dell'Area, ne abbiamo più volte denunciato l’involuzione, ma il Coordinamento e l’Esecutivo hanno sempre preferito minimizzare e discutere al loro interno con un approccio volto al tacere e minimizzare ogni divergenza, tanto che a un esterno che leggesse i documenti pregressi, l’attuale frattura apparirebbe come quel fulmine a ciel sereno che non è. Ora che i nodi vengono al pettine, proporre un “Coordinamento allargato” per discutere i tanti problemi che abbiamo, ci pare un modo a solo vantaggio dell'Esecutivo.
La conferenza di organizzazione della Cgil è imminente e dietro l’angolo ci sta il prossimo congresso. Il futuro dell’Area è quanto mai legato a quella discussione vasta e complessiva che solo un'Assemblea Nazionale può dare. Quella che chiediamo da più di un anno, senza aver mai avuto alcuna risposta. E che chiediamo a maggior ragione oggi.
A leggere le accuse che le due componenti si scambiano, la rottura sembra nascere da una diversa valutazione sulla LIP per la sanità, sul ruolo o meno da “grillo parlante” di una minoranza, nonché sulle votazioni favorevoli o meno nelle assemblee nazionali della Cgil. Di tutte, questa è la più curiosa. Infatti, sembra che qualcuno voti a favore e qualcun altro contro. Recentemente, forse per calcoli congressuali, la componente di Democrazia e Lavoro si è messa a votare a favore della maggioranza, mentre quella di Riconquistiamo tutto non ha praticamente mai votato contro. La cifra più classica dell’attuale area è l’astensione, come prova proprio l’ultima Assemblea Nazionale della CGIL, in cui l’unico voto contrario è stato quello de Le Giornate di Marzo.
Si dicono delle vuote banalità di cui nessuno ha bisogno, quando si afferma che non si può essere per il Sì o per il NO a prescindere, con un velato riferimento caricaturale a noi, e tanto più che ciò dovrebbe valere anche per l’astensione, o forse che l’astensione può essere a prescindere com’è nei fatti oggi? Il punto è sempre di merito, per votare a favore ci deve essere una prova reale che la Cgil abbia svoltato. A leggere la dichiarazione di voto di astensione dell’attuale portavoce non sembra proprio. La Cgil conferma, nelle sue parole, l'unità generale con CISL e UIL nonostante in vari contratti l’unità salti; la Cgil conferma la raccolta firme per una sanità pubblica che mantiene... i fondi privati che la smantellano; la Cgil non ha alcuna intenzione di dare la spallata al governo Meloni, vanificando la vittoria del referendum. Tutto questo e altro merita però dalla nostra portavoce e dai nostri rappresentanti l’ennesima astensione e l’ennesima assemblea nazionale senza un nostro documento con quella “proposta alternativa” che, a parole, sembra essere la cifra dello scambio di battute tra i due litiganti al nostro interno.
Non ci interessa approfondire molto di più l’attuale spaccatura, proprio alla luce del fatto che per anni ci è stata negata, a noi come a chiunque non facesse parte dell’esecutivo, la possibilità di sapere quali erano i reali problemi interni dell’Area. E fa anche un po’ rabbia che proprio oggi invece si voglia discutere con chi nei fatti è sempre stato tenuto all’oscuro della situazione. Il Coordinamento nazionale non dovrebbe essere lo scarica barile dei problemi irrisolti e taciuti dell’esecutivo.
L’unica cosa che sappiamo è che le motivazioni addotte dall’uno e dall’altro per l’attuale frattura, sono ragioni ideologiche. Il reale motivo della spaccatura sta nel nodo irrisolto con cui quest’area si è formata, più per ragioni di poltrona che per reale unità programmatica di vedute. Ed è ovvio che col Congresso Cgil alle porte, col rimescolamento di poltrone che di norma si porta dietro, quest’unità era destinata ad andare in pezzi. La responsabilità di questa spaccatura è da imputare a entrambe le parti di Rds, anche se la colpa maggiore è di Democrazia e Lavoro.
Se una componente ha deciso di andarsene, nessuno la può fermare. L’attuale fallimento dell’Area chiama in causa tutto l’esecutivo, nessuno escluso, perché è il fallimento di una linea condivisa fino all’altro ieri. E francamente ci sembra la quintessenza della conservazione burocratica, chiedere al Coordinamento che riconfermi una linea programmatica che non è mai stata messa in pratica un solo giorno, e una portavoce che condivide, con il leader di Democrazia e Lavoro, la massima responsabilità dell’attuale naufragio de Le Radici del Sindacato.
Lungi da noi voler delegittimare qualcuno, crediamo però che la proposta che abbiamo fatto a suo tempo e che non veniva nemmeno solo da noi, di un’Area collegiale, con portavoci a rotazione, e con all’interno dell’esecutivo e del Coordinamento rappresentanti di tutte le sensibilità, sia mai come ora una buona proposta. L’unica davvero in grado di riportare a galla un’Area che sta naufragando.
Invitiamo le compagne e i compagni del Coordinamento e dell’esecutivo rimasti a prenderla seriamente in considerazione, a non prenderla sempre come attacco preventivo. Non c’è nessun malanimo da parte nostra verso l’esecutivo, ma solo considerazioni politico sindacali.
È un dato oggettivo che l’Area abbia fatto bancarotta. Continuare con l’attuale andazzo, sol con chi resta e con alla testa, come se niente fosse, l’attuale gruppo dirigente, ci sembra la scelta più miope che si possa fare. Tanto più che non porterà comunque a niente. Perché così, in ogni caso, non si potrà andare avanti.

Nessun commento:
Posta un commento