domenica 26 aprile 2026

INTERVENTO DI ZASSO ASSEMBLEA DI SENSIBILITÀ INTERNA RDS DEL 23 APRILE 2026




di Achille Zasso


Le risposte del 26 marzo – alla nota di sei compagne e compagni dell’Esecutivo di Radici del Sindacato che fanno riferimento ad Adriano Sgrò, da parte di altre otto compagne e compagni con a capo Eliana Como, portavoce dell’Area e prima firmataria, ma soprattutto alle sue conclusioni nel Coordinamento nazionale di Milano del 10 aprile – potevano essere costruite e mandate in maniera radicalmente diversa.

Le sette compagne e compagni con a capo Eliana Como hanno scritto, nella Risposta alla nota di sei compagni e compagne dell’Esecutivo di Radici del Sindacato che fanno capo ad Adriano Sgrò, che “speravano di non dover arrivare al punto in cui si scrivono note firmate collettivamente che esplicitano una frattura. Invece auspicavano di ricomporla nel Coordinamento del 10 aprile con una discussione politica, trasparente e serena”.

Noi, di Opposizione di Classe (Sensibilità di Area) criticamente ci siamo domandati come si potesse pensare di ricomporre la frattura dentro Radici del Sindacato se il Coordinamento si fosse svolto – anche solo considerando le modalità della sua convocazione – in maniera “monca”.

I sette compagni e le compagne firmatari della risposta scritta dalla Como hanno detto che avrebbero potuto anche loro convocare il Coordinamento con le loro firme, ma hanno condiviso la proposta di Eliana che fosse lei a convocarlo, per evitare le firme contrapposte degli uni (Como) e degli altri (Sgrò) e l’esplicitazione di una frattura che era più difficile sanare. Hanno aggiunto che per la convocazione del Coordinamento sono arrivate accuse di “autoritarismo, autoreferenzialità, riferimenti a servi e padroni e a metodi stalinisti solo per tenere tra noi un confronto politico”.

A parere della nostra Opposizione di classe (Sensibilità di Area) l’esplicitazione di una frattura e le accuse di autoritarismo, referenzialità, riferimenti a metodi stalinisti sono da far risalire a comportamenti ben più gravi delle sbagliate modalità di convocazione del Coordinamento del 10 aprile. Comportamenti da attribuire ad una pratica autoritaria e dispotica (bonapartista) usata frequentemente dalla portavoce, dal coordinatore organizzativo e da parte dell’intero Esecutivo in questi mesi ed anni di governo e di gestione di Radici del sindacato.

Infatti, noi Opposizione di classe, ci domandiamo come si sia potuto affermare senza pensare – come hanno fatto semplicisticamente i sette firmatari della risposta della Como ai sei firmatari dell’antitetica nota di Sgrò – che c’era da tempo una comune volontà distruttiva dentro l’Area che ha portato ultimamente la portavoce a convocare il coordinamento con le anomale modalità sopra dette, omettendo in pari tempo di dichiarare e denunciare esplicitamente che c’era stata (e c’è tuttora in maniera evidente) una responsabilità per la frattura che da tempo si era palesata, una discontinuità e una interruzione dei lavori che da mesi o da anni si erano manifestate per la divisione insanabile fra le due componenti su questioni politico-sindacali di fondo, fra due vere e proprie fazioni all’interno di Radici del sindacato.

La portavoce ha detto che i Coordinamenti in questi mesi e in questi anni sono stati sempre convocati su date e ordini del giorno condivisi tra lei e Adriano e oggi si è arrivati a questa rottura perché è stata ripetutamente rifiutata la richiesta di definire insieme una data per aprire un chiarimento politico tra noi, sostenendo da parte di Sgrò che altri dovevano essere i tempi e soprattutto altre le questioni all’ordine del giorno. La portavoce si è chiesta: “si poteva accettare il veto a questa discussione?”

Nonostante la portavoce abbia detto che in passato le date e gli ordini del giorno del Coordinamento sono stati sempre concordati di comune accordo tra la portavoce e il coordinatore organizzativo, e solo oggi, a distanza di mesi o anni dai primi conflitti manifestatisi tra le due parti, si è arrivati a definire unilateralmente una data con il rifiuto, la dissociazione e la diserzione di Adriano Sgrò e di quella parte della sua componente che si è dichiarata contraria, la responsabilità dei ritardi politici e dei danni causati a Radici del sindacato, non possono non essere imputati in parte principale alla portavoce (ma non esclusivamente e non solo a lei) e a quella parte dell’Esecutivo che ne ha condiviso l’operato.

Noi di Opposizione di Classe abbiamo da sempre ritenuto che l’incontro per la chiarificazione dovesse essere richiesto e fatto in tempi molto più stretti dalla parte richiedente con la parte invitata all’appuntamento. La sua mancata effettuazione o il suo esito negativo doveva, a parere nostro, aprire un’ampia discussione e forse un aspro dibattito sulla natura, le finalità e il destino dell’Area, fra i vertici, i militanti, i singoli compagni e compagne, i simpatizzanti che all’ultimo congresso hanno combattuto in estrema minoranza e con grandi difficoltà per portare voti al nostro Documento congressuale.

Il merito per i posti centrali, regionali, territoriali, di zona – conquistati negli organismi dirigenti della CGIL al XVIII Congresso e attualmente ricoperti da compagni e da compagne di Radici del sindacato – è da attribuire a quei militanti, a quei singoli compagni e compagne, a quei simpatizzanti della nostra Area che hanno raccolto voti per il Documento di Radici del sindacato.

La nostra Opposizione di classe ha rivendicato in occasione del Coordinamento del 10 aprile (ma anche molto prima) la convocazione di un’Assemblea nazionale dell’Area, come lo strumento più efficace per una chiarificazione.

Non avendola mai ottenuta continuiamo a rivendicarla tuttora.

Non si poteva e soprattutto non si doveva accettare il ricatto provocatorio di Adriano Sgrò alla nostra richiesta di chiarificazione politica, pena compiere un atto di autolesionismo o di suicidio dell’Area.

Le ripetute “differenziazioni di voto” delle due anime di Radici del Sindacato nell’Assemblea generale CGIL, le “profonde divergenze” sulla LIP Sanità (Legge di iniziativa popolare) fra le due componenti dell’Area, erano segnali che davano origine anche ad una valutazione politica sul ruolo della sinistra sindacale (il Grillo parlante). Davano al voto sulla LIP e a quelle contraddittorie e convulse differenziazioni di voto all’Assemblea generale CGIL una valenza generale sul profilo e l’azione dell’area.

Dal momento del ripetuto verificarsi delle differenziazioni di voto all’Assemblea generale CGIL a quello della polemica sulla LIP Sanità doveva essere aperta una crisi in Radici del sindacato con l’avvio di un ampio dibattito democratico che si concludesse in un’Assemblea generale dell’Area che la nostra Opposizione di classe (Sensibilità di area) aveva da tempo fermamente richiesto.

Noi compagni di Opposizione di classe, non avendo mai ottenuto dalla portavoce e dall’Esecutivo, l’assenso alla convocazione di un’Assemblea nazionale dell’Area, nonostante le nostre insistenti richieste, siamo ora tutti d’accordo per organizzare un’Assemblea autoconvocata della nostra Sensibilità di area, valutando l’opportunità politica, la concreta possibilità attuativa, gli effetti che potrebbe avere in questo momento questa iniziativa sulle compagne e sui i compagni della nostra Opposizione di Classe (Sensibilità di Area).

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